Italicum, doppio pasticcio: ora varrà solo per la Camera, al Senato resterà il Consultellum

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05 marzo 2014 - ore 13,45

Matteo Renzi continua a professarsi ottimista, spiegando di non aver intenzione di “limitarsi” alla revisione della legge elettorale: “Ho raccolto questa sfida per portare a casa tutto il pacchetto delle riforme”. Intanto però, con il via libera di Berlusconi all’approvazione dell’emendamento 2.03, che porta le firme di Lauricella e D’Attorre, si va verso la definizione di una diversa legge elettorale per i due rami del Parlamento. Limitando infatti l’incidenza dell’Italicum alla sola Camera dei deputati, con la soppressione dell’intero articolo 2, al Senato resterebbe il Consultellum, ovvero la versione residuale del Porcellum dopo i rilievi della Corte Costituzionale. In pratica dunque, al Senato avremo un proporzionale puro con la possibilità di esprimere una preferenza, mentre alla Camera avremo un proporzionale con premio di maggioranza al raggiungimento del 37,5%, soglie di sbarramento, liste corte ma bloccate e un eventuale ballottaggio di coalizione.

Certo, l’idea finale è quella di una profonda revisione del Senato, per il quale i cittadini non dovrebbero più essere chiamati a votare, ma l’assenza di una clausola di salvaguardia (un meccanismo che garantisca un sistema elettorale funzionale nel caso in cui si interrompesse il percorso di riforme istituzionali) desta più di qualche perplessità. A cominciare dalle critiche nel merito, ben riassunte da Pippo Civati: “La soluzione trovata al pasticcio è un super-pasticcio […] L’impianto della legge così emendata, non supera il sistema uscito dalla Consulta (che rimane in vigore per il Senato) e non fa tesoro delle indicazioni della Consulta, perché non garantisce né la rappresentatività, né la governabilità. […] La legge da approvare subito in realtà si rinvia da sola all’anno prossimo, perché la riforma costituzionale del Senato ha tempi ovviamente lunghi. Quindi, una legge che si fa subito, ma che sarà pronta all’uso molto dopo”. Poi ci sono le tante perplessità relative all’effettivo successo della “trasformazione del Senato in una Camera di non eletti”, considerando i tempi e la “cronica” avversione al cambiamento trasversale alle diverse fazioni politiche. Renzi per ora glissa, ribadendo: “Il fatto che il Senato abbia o no la norma elettorale nel momento in cui abbiamo deciso di superare il Senato è secondario, è un tema per addetti ai lavori”.

Di tutt’altro tenore, ma di uguale rilevanza, sono le critiche del Movimento 5 Stelle all’impianto dell’Italicum in particolare per quel che concerne la ripartizione dei seggi su base nazionale. Rifacendosi ad una simulazione del centro studi della Camera, il gruppo M5S attacca: “Il “Pregiudicatellum” (Italicum per i media di regime, ndr) è anche peggio del Porcellum: assegna i seggi “ad minchiam” e fa sì che il voto del cittadino possa non valere nulla […] Accade per esempio che nel collegio Sicilia 8 il M5S ottiene il 38,5 % e non becca manco un seggio mentre, nello stesso collegio, Scelta Civica con il 5,8% porta a casa un deputato. Un caso? Non proprio. La stessa identica situazione si ripete svariate volte. Collegio Sardegna 2, il MoVimento prende 32,4 e resta a bocca asciutta mentre la lista di Monti con il 5,7 ottiene il seggio. E così via, con lo stesso esito, la distorsione si ripete per il collegio Piemonte 12 (30% contro l’8,2 di Sc), Toscana 5 (23,3% vs 6,9), Umbria 1 (28,5 vs 8,1), Marche 1 (33,9 vs 8,4), Lazio 10 (29,7 vs 6), Abruzzo 3 (30,2 vs 6,5), Campania 11 (24,1 vs 6,2), Puglia 8 (25,7 vs 6,9), Calabria 5 (28,8 vs 5,7), Sicilia 3 (37,7 vs 4,6), Sicilia 13 (33,3 vs 4,5). Tutti seggi che, invece del M5S, premiano Scelta Civica, con tanti bei saluti all’ultima sentenza della Corte costituzionale e al criterio di rappresentatività.”

FONTE: FANPAGE
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