Una prostituta in Senato: "Voglio pagare le tasse"

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04 marzo 2014 - ore 21,43

Attribuzione ai sex workers diritti e doveri, come il pagamento delle tasse, la dichiarazione dei redditi e la possibilità che la professione venga riconosciuta da punto di vista amministrativo. Il tutto combattendo il fenomeno dello sfruttamento e della tratta, che in Italia più che in altri Paesi europei è un problema. Perché "da troppo tempo c'è una zona franca sull'argomento, in cui la criminalità organizzata si è inserita per le tratte di esseri umani".

Questi sono gli obiettivi del disegno di legge presentato in Senato. La prima firmataria è l'onorevole Maria Spilabotte del Pd che sottolinea da subito come "nel testo del documento ci sia una parte dedicata all'aspetto del codice civile, per la regolarizzazione soft della professione, e all'aspetto del codice penale, che punta a combattere ed eliminare la tratta di essere umani e lo sfruttamento".

Ad appoggiare il testo anche chi la professione la pratica: Efe Bal è una prostituta che si è vista arrivare delle multe da Equitalia per non aver pagato le tasse. "Non è che non lo voglio fare, è che non c'è la normativa" spiega nella sala stampa del Senato.

"E' la prima volta che vengo in un palazzo istituzionale. Faccio questo lavoro e anche io con la crisi sto soffrendo. Sono italiana da otto anni e voglio che la mia storia sia utile: conosco tante persone che praticano la prostituzione e hanno famiglie da mantenere. Tutte e tutti noi vogliamo una vita normale e un lavoro riconosciuto e regolare".

Ma ciò che stupisce è che Efe vuole smettere di essere un evasore fiscale: "Anche noi sappiamo che il debito pubblico cresce e che non ci sono soldi per il welfare. Sappiamo anche che con il nostro lavoro potremmo contribuire alla crescita e allo sviluppo del Paese, attraverso il pagamento delle tasse. In Germania entrano 6 miliardi all'anno allo Stato dalla tassazione del mio lavoro. Nel 2014 possiamo sognare che qualcosa in Italia possa cambiare".

Anche la senatrice Spilabotta, prima firmataria del ddl, è d'accordo con lei: "Sono stimate circa 70 mila prostitute per 9 milioni di clienti. Una regolamentazione porterebbe tra i 5 e i 10 miliardi di euro che in tempi di 'vacche magre' vanno tenuti in considerazione. Ma il nostro obiettivo è quello di togliere questo mercato dalle mani della criminalità organizzata, che troppo spesso ha sfruttato e fatto violenza su chi spesso è costretto a lavorare da sex workers". Un termine inglese, neutro per definire una professione praticata da uomini e donne: "E' importante ricordarlo perché spesso leghiamo la prostituzione all'immagine della donna, invece ci sono anche lavoratori che esercitano la professione" sottolinea il senatore Sergio Lo Giudice che spiega come anche le amministrazioni locali debbano impegnarsi in questo percorso: "Il ddl concede la possibilità ai sindaci di scegliere dove e come far esercitare la professione, senza creare i quartieri a luci rosse".

D'accordo con il documento anche la senatrice Alessandra Mussolini che invece pone l'accento sulla sicurezza e la tutela della salute: "Sorveglianza sanitaria: che non ci siano infiltrazioni e che non ci sia sfruttamento ma dobbiamo dire che c'è chi lo fa e lo vuole fare. Gli ultracattolici dovranno fare un passo indietro".

Non un modello proibizionista, che consenta l'esercizio della professione punendo chi ne usufruisce, ma una regolamentazione 'soft' che tuteli sia chi sceglie di essere operatore sessuale, sia chi invece è costretto e vuole uscire dal vortice dello sfruttamento, gestito dalla criminalità organizzata: "Non ritengo la prostituzione un mestiere come un altro ma voglio regolarlo in modo leggero proprio perché rifiuto i due estremi - spiega la vice presidente del Senato Valeria Fedeli - ci sono esperienze europee diverse che non sono importabili nel nostro tessuto sociale, a causa delle infiltrazioni mafiose. Non abbiamo scelto un modello. Stiamo cercando a stare nella realtà nazionale".

FONTE: TODAY

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Foto Allegate

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