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Gli operai che protestavano a Sanremo: ’Da 16 mesi non portiamo i soldi a casa’

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23 febbraio 2014 - ore 16,30

Erano in 4, coloro che hanno organizzato la protesta andata in onda durante la prima serata del Festival di Sanremo. Ospiti di Domenica Live, hanno spiegato come sono andate le cose quella sera. Antonio ha chiarito come ha avuto i soldi per comprare i biglietti per Sanremo e quanto sono costati realmente:

    “La mia intenzione era lanciare la lettera a Fazio durante lo stacco pubblicitario. Ho comprato due biglietti per me e per Maria Rosaria. Abbiamo pagato 100 euro non 1500 come hanno detto. I soldi li abbiamo messi facendo una colletta. Per fare questa cosa avevamo in tutto 600 euro. Hanno collaborato in 150 persone mettendo 1, 2, 5 euro. Dovevamo entrare io e Rosaria per dare la lettera a Fazio.  Dicono che chi mi ha venduto i biglietti era un bagarino, ma io non lo sapevo. Ma tanto avrei trovato comunque un modo per entrare lì dentro. Portando un fascio di rose o mettendomi una tuta del 118 addosso, sarei entrato lo stesso. Sono 16 mesi che non portiamo soldi a casa, quindi senza commettere reati trovo il modo di far arrivare la mia voce. Io come tanti colleghi andiamo tutti i giorni a lavorare e non riceviamo lo stipendio.”

Ha spiegato, poi, che la signora Maria Rosaria si è davvero sentita male e non ha finto il malore per attirare l’attenzione della sicurezza, come invece è stato affermato:

    “Lei ha iniziato ad agitarsi, perciò siamo andati in bagno. Gli altri due erano seduti e non dovevano muoversi. Cercavamo di fare meno danno possibile. Io avevo intenzione di lanciare la lettera a Fazio e chiedergli di leggerla. Quando Maria Rosaria si è sentita male ed è stata curata dal 118, ho visto questo varco e non ci ho pensato due volte. Sono andato prima io. Io sono educato ma devo portare i soldi a casa. Io faccio il vigilante in un cantiere di Napoli. Dal 2004 non ci versano i contributi. È 1 anno e mezzo che non pago più il mutuo.

In questi giorni, poi, è circolato sui social un post in cui si affermava che le scarpe dell’operaio che minacciava il suicidio fossero costose e firmate. A questo Antonio ha replicato:

    “Le scarpe erano queste che indosso oggi. Mi sono state regalate da mio suocero. Mi vergogno a dirlo in diretta, io non avevo le scarpe, me le ha regalate ma erano sue, non le ha nemmeno comprate.”

Riguardo al fatto che si diceva che Antonio fosse già noto alle forze dell’ordine ha spiegato:

    “Io ho avuto un problema a 17 anni, cioè 35 anni fa ed è ancora registrato, non posso perdere credibilità per un problema di tanti anni fa.”

FONTE: FANPAGE
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